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    Rubrica: CONOSCERE IL CUORE

    Radiofrequenza, un aiuto per l’ipertensione resistente

    Quando non bastano i farmaci
    sabato 2 aprile 2011

     

    Fra le cause di ipertensione arteriosa sistemica (elevati valori di pressione arteriosa) il rene, i suoi vasi arteriosi e la sua innervazione svolgono un ruolo fondamentale. In particolare il rene controlla l’attivazione del sistema renina-angiotensina-aldosterone (RAA). Questo sistema di ormoni, alcuni a secrezione renale, come la renina, regola la pressione sanguigna, il volume plasmatico circolante e il tono della muscolatura arteriosa. Il sistema RAA viene attivato da alcuni stimoli come la riduzione del volume sanguigno circolante (ad esempio in caso di emorragia) e la bassa pressione arteriosa o da parte del sistema nervoso simpatico. Infatti il sistema nervoso simpatico, se attivato. stimola la secrezione di renina che è in grado di trasformare l’angiotensinogeno (una proteina inattiva prodotta dal fegato) in angiotensina I e quest’ultima, tramite l’enzima ACE (prodotto dai polmoni), si trasforma in angiotensina II con conseguente liberazione di aldosterone e catecolamine e quindi aumento del plasma circolante e della pressione arteriosa.

    Molti anni fa, prima che la terapia antiipertensiva fosse così ampia e diffusa, una possibilità terapeutica per i pazienti con ipertensione arteriosa non controllata era data dalla simpatectomia chirurgica non selettiva che era un intervento di resezione chirurgica di rami o gangli del sistema nervoso simpatico allo scopo di indurre una vasodilatazione. Attualmente la denervazione simpatica renale può essere effettuata per via endovascolare. Questa procedura può essere eseguita in un laboratorio di emodinamica. Viene inserito, come per la coronarografia o per l’angioplastica coronarica, un catetere nell’arteria femorale e viene fatto avanzare fino alle arterie renali. Nelle arterie renali viene praticata un’ablazione (una sorta di “bruciatura”), come avviene per la terapia di alcune aritmie, con radiofrequenza che ha lo scopo di disattivare le terminazioni nervose renali, riducendo l’iperattivazione del sistema nervoso simpatico e quindi l’attivazione del sistema RAA.

    Per chi questo metodo potrebbe essere indicato? Un recente studio, pubblicato su Lancet, condotto su 106 pazienti in Europa e in Australia, ha sottoposto 52 pazienti a denervazione simpatica renale mediante radiofrequenza, mentre 54 (gruppo di controllo) continuavano la terapia antiipertensiva quotidiana.Tutti i pazienti erano affetti da ipertensione resistente alla terapia, cioè benché tutti seguissero un regime terapeutico giornaliero composto in media da cinque farmaci antiipertensivi non riuscivano a raggiungere valori pressori ottimali. Dopo sei mesi dal trattamento nel gruppo sottoposto alla procedura si è osservata una riduzione media della pressione arteriosa sistolica di 32 mmHg e diastolica di 12 mmHg

    Nello studio citato la procedura è stata ben tollerata e condotta senza complicanze.

    Quali le possibilità future? La denervazione renale è stata sin qui testata su un numero esiguo di pazienti. Se fosse confermata una riduzione permanente della pressione arteriosa, essa potrebbe essere fondamentale sia per controllare i valori pressori che per ridurre la quantità di farmaci antiipertensivi da assumere. Potrebbe in futuro avere un impiego anche nello scompenso cardiaco, nel diabete o nella malattia renale cronica, tutte patologie caratterizzate da una iperattivazione del sistema nervoso simpatico.


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