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    Rubrica: CONOSCERE IL CUORE

    Una spilla per il mio cuore - Nuova tecnica per la correzione delle valvulopatie

    sabato 2 aprile 2011

     

    Quando nel 1991 il Prof. Ottavio Alfieri, valente cardiochirurgo bresciano, per la prima volta introdusse la sua tecnica di correzione delle valvole mitraliche “sfiancate” mediante un semplice punto di sutura tirato fra i centri dei due lembi, mai avrebbe potuto immaginare di passare alla storia per un’idea così apparentemente banale. E’ stato lungimirante coraggio, oppure, come qualcuno ha pensato allora, si è trattato di un atto di fortunata incoscienza? Qualunque sia la verità, la storia ha dato ragione ad Alfieri, e da quel momento il suo nome è passato alla storia per l’ “Alfieri Stitch”, ovvero per l’atto cardochirurgico più rudimentale eppure efficace mai tentato nella storia della medicina fino a quel momento. Sembrava incredibile che la semplice sutura centrale dei due lembi, in una valvola ben nota e temuta da noi cardiologi per la sua complessità anatomica e funzionale, potesse determinare una correzione sostanziale e spesso definitiva del difetto legato all’incontinenza. Eppure funziona: in presenza di lembi ingranditi e flosci, laddove lo scheletro fibroso della valvola è troppo ampio per garantire la perfetta tenuta del sangue al momento del battito cardiaco, è sufficiente bloccare al centro i due lembi perché la valvola, a questo punto divisa in due “mezze valvole” più piccole, ritrovi la sua tenuta e la funzionalità perduta.

    Tuttavia l’Alfieri Stitch richiedeva un classico set da cardiochirurgia, la circolazione extracorporea, il taglio del torace con metodica tradizionale oppure, nei casi più fortunati, attraverso un approccio di cosiddetta “minitoracotomia” ovvero con ridotta apertura della gabbia. Per tale motivo, nonostante il successo della procedura, questo metodo ha stentato ad affermarsi universalmente e ha pian piano ceduto il passo alle più tradizionali tecniche di sostituzione con protesi o di riparazione chirurgica a cielo aperto, che garantiscono una maggiore tenuta del risultato ottenuto. Ma la medicina degli anni zero è la medicina dell’approccio transcatetere, ed era facile immaginare che il modello dell’Alfieri Stitch non riuscisse a sfuggire alla nuova moda. Ecco dunque la presentazione sul mercato di un catetere capace di riprodurre per via transfemorale, ovvero con un accesso del tutto simile a quello della coronarografia, l’atto proposto da Alfieri a cuore aperto, semplicemente attraverso una puntura appena più invasiva, appunto, della coronarografia. Invece che alle sapienti mani del chirurgo, in questo modo la riparazione della valvola viene affidata ad una spilla che, chiudendosi a clip su comando del’operatore, sotto la guida della visione ecocardiografica, determina la sutura centrale dei due lembi in modo del tutto sovrapponibile a quanto ottenuto in sala cardiochirurgia.

    Questa nuova tecnica, presentata circa sei anni fa negli Stati Uniti, è stata introdotta in Italia nel 2008, e nel nostro paese a tutt’oggi sono state eseguite con successo circa 150 procedure, prevalentemente nel nord e, in particolare, a Milano. Lo studio policentrico mondiale Everest II ha comparato i risultati ottenuti con il catetere a spilla con quelli ottenuti mediante approccio tradizionale in una popolazione con insufficienza mitralica severa, confermando la buona efficacia della metodica, la sua sicurezza a breve e medio termine e la possibilità di ridurre del 45% le giornate di ospedalizzazione legate alla procedura e alle sue complicanze. L’espressione “tenersi su con una spilla” sembra aver trovato, dunque, un significato finalmente positivo, almeno per quanto riguarda le valvole mitraliche dei nostri pazienti.


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