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25 ottobre 2018

      
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    Rubrica: CONOSCERE IL CUORE

    Novità nelle nuove linee guida per valutare il rischio-cardio

    Al colesterolo totale aggiungere Hdl, Ldl e trigliceridi Quattro classi, ma vanno calcolati altri fattori
    mercoledì 13 giugno 2012

     

    Nelle uscite dei nostri “Cuore in Piazza” offriamo alla popolazione la valutazione del rischio cardiovascolare (CV) globale basato su cinque variabili: età, sesso, fumo, pressione arteriosa e colesterolemia totale. Queste carte di rischio indicano il rischio assoluto di avere un evento CV fatale nei successivi dieci anni superiore o inferiore a 5%. Per convertire il rischio di eventi CV fatali in rischio di eventi CV totali (infarto non fatale, recidiva di infarto, necessità di rivascolarizzazione ecc.) si deve moltiplicare il rischio per tre volte negli uomini e quattro volte nelle donne ed invece ridurlo nei soggetti anziani. Le nuove linee guida della Società Europea di Cardiologia introducono importanti novità.

    La prima prevede di aggiungere al colesterolo totale il colesterolo HDL e LDL ed i trigliceridi. Valutare il profilo lipidico è indispensabile quando ci sia storia familiare di malattia CV prematura (<50 anni), diabete tipo 2, precedente evento CV, ipertensione, BMI ≥30 kg/m2, circonferenza ≥94 cm nell’uomo e ≥80 cm nelle donne, malattia infiammatoria cronica, malattia renale cronica. Lo screening è raccomandato negli uomini >40 anni e nelle donne >50. Queste età vanno anticipate se vi sono altri fattori di rischio come dislipidemia familiare, diabete, ipertensione, obesità.

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    Colesterolo buono e cattivo

    Sono state introdotte linee guida per la gestione dei pazienti con valori elevati di trigliceridi e bassi livelli di colesterolo-Hdl, un profilo lipidemico, riscontrato spesso in pazienti con diabete di tipo 2 o sindrome metabolica, che identifica soggetti ad alto rischio cardiovascolare. Viene sottolineato come la riduzione della trigliceridemia (specie per valori >150 mg/dL) e l’aumento dei livelli di colesterolemia-Hdl (soprattutto per valori <40 mg/dL) possono portare ulteriori benefici a quei pazienti che, pur avendo raggiunto il target di colesterolo-Ldl, hanno altre anomalie metaboliche. Attualmente la valutazione del rischio si basa su quattro classi: molto alto, alto, moderato e basso che sono alla base delle decisioni di trattamento:

    Classe di rischio CV Obiettivi del trattamento
    Molto alto (malattia cardiovascolare, diabete tipo 2, o tipo 1 con danno d’organo, malattia renale moderata o severa o un rischio score > 10%) LDL–C < 70 mg/dl e/o riduzione ≥ 50% quando non può essere raggiunto l’HDL<70.
    Alto (singoli fattori di rischio marcatamente elevati o livello di SCORE tra 5 e 10%) LDL–C <100 mg/dL
    Moderato (livello di SCORE tra 1 e 5%) LDL-C < 115 mg/dL
    Basso (livello di score < 1%) LDL-C < 130 mg/dL

    Il rischio potrebbe essere più alto di quello indicato nelle carte di rischio in: soggetti obesi e sedentari specie se con obesità centrale; consistente storia familiare di malattia CV prematura; soggetti socialmente senza supporti; bassi livelli di colesterolo HDL o elevati livelli di trigliceridi; valori aumentati di fibrinogeno, omocisteina, apoB, Lp(a), hs-PCR; ipercolesterolemia familiare; pazienti diabetici (il rischio è cinque volte più elevato nelle donne e tre volte più elevato negli uomini rispetto ai non diabetici); malattia renale cronica. Il rischio potrebbe essere invece più basso di quello indicato nelle carte di rischio in pazienti con livelli molto elevati di colesterolo HDL, o con storia familiare di avi longevi.

    Molta importanza ha la dieta. Dobbiamo preferire l’uso di cereali, vegetali, legumi, frutta, carne magra e pesce, latte scremato, bianco d’uovo, noci e spezie. I tipi di cottura suggeriti sono grigliato, bollito e a vapore. E’ suggerito l’uso di proteine di soia, fibre, acidi grassi n-3 insaturi, poli-cosanoidi e riso come alternativa od in aggiunta a farmaci ipolipemizzanti.

    La terapia farmacologica prevede le statine per ridurre il colesterolo LDL. Altri farmaci efficaci sono i fibrati, l’acido nicotinico, i sequestratori di acidi biliari e l’ezetimibe che possono essere usati in caso di intolleranza alle statine od in aggiunta se il livello di LDL-C non è ottenuto con la sola statina. Per l’ipetrigliceridemia sono suggeriti i fibrati e la niacina o statine + fibrati. Per incrementare l’HDL-C è utile la niacina, l’uso di statine e fibrati e anacetrapib, la proteina che trasferisce gli esteri del colesterolo (CETP).


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