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    Rubrica: TESTIMONIANZE

    Anch’io, 74 anni e infartuato sono salito a 3.400 metri

    sabato 12 gennaio 2008

     

    Ho letto l’articolo su Cuore Amico “Ma la montagna fa male al cuore ?” e per confermare la piena validità della vostra inchiesta - ho pensato di raccontare la mia esperienza personale. Premetto che sono valdostano e sarebbe per me molto duro rinunciare alla montagna, ove vado tutti gli anni d’estate, anche se col tempo ho ridotto l’impegno dalle rocce più impervie o i 60 km in un solo giorno a escursioni su sentiero con al massimo 2000 metri di dislivello: ho infatti 74 anni il cuore un po’ fuori posto. Nel giugno dei 1995 ho avuto un infarto e il caso ha voluto che fossi curato, in modo meraviglioso, al Santo Spirito; :un mese dopo ero in montagna, con l’approvazione dei medici, per qualche giorno a quota 1000 metri e poi nella località abituale, a quasi 1600. Quell’anno mi sono limitato a brevi passeggiate lungo sentieri quasi pianeggianti, ma l’anno successivo ho ripreso le escursioni con mia moglie, anche su sentieri difficili e con pendenze sino all’80% fino a quote superiori ai 3000. A Roma avevo cominciato a frequentare la palestra dei Santo Spirito per le sedute di ginnastica che mi avevano ridato vigore, resistenza allo sforzo e fiato. In seguito ho però dovuto ridurre la mia attività e rinunciare alla ginnastica per vari malanni allo stomaco.

    Nell’estate dei 2000, uscito finalmente dal tunnel di sette operazioni, ho provato a riprendere con gradualità le mie escursioni in montagna. la pressione infatti era buona e si è mantenuta, dal primo giorno al rientro a Roma, mediamente su 85/130: va ricordato che prendo giornalmente una pastiglia di “Lopresor Retard" e una di "Vivin C"

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    Non credevo a me stesso: in forza, buon fiato resistenza, nessuna fatica al ritorno, nessun dolore o stanchezza alle gambe: con mia moglie siamo arrivati a 3400 metri di quota, sacco in spalla e, a una volta, siamo anche stati improvvisamente presi in vetta a una "becca" (2900 metri di quota) da un temporale violentissimo con grandine, fulmini che cadevano a qualche centinaio di metri e vento furioso che ci ha costretti a scendere a passo spedito, cosa che, tra l’altro, consente di non prende re freddo. le precauzioni che uso regolarmente sono: si va solo coi tempo favorevole e in condizioni fisiche perfette (queste ultime le ho sempre avute nel mese e li mezzo che sono rimasto in Valle d’Aosta); si lascia almeno una giornata di intervallo tra due escursioni (anche se il giorno consecutivo a un’escursione non abbiamo mai sentito il benché minimo disturbo); avvio molto lento con accelerazione graduale, soprattutto se il e primo tratto è ripido, altrimenti il battito cardiaco sale in modo abnorme; uso continuo di cardiofrequenzimetro, tarato in modo da avvertire quando il battito arriva a 115 pulsazioni al minuto; camminata regolare, rispetto allo sforzo, così da non accrescerlo o ridurlo, il che si traduce in passo tanto più lento quanto più la salita è ripida e in accelerazione nelle situazioni agevoli. Per concludere: la mia esperienza è che un anziano, benché con un cuore non perfetto, può andare in montagna con la grossi benefici, che si evidenziano nel deciso miglioramento delle condizioni fisiche, ma anche psichiche, una volta tornato in città. Egli deve però mantenere una vita sana caratterizzata da una buona e sobria alimentazione e da una regolare attività fisica che per me si esplica soprattutto nel camminare tutti i giorni e, in montagna, nel fare anche escursioni impegnative che durano l’intera giornata ma che, preferibilmente, dovrebbe comprendere un’adeguata ginnastica. Non ultimo, essere impegnati tutti i giorni con attività, fisiche o culturali, che diano un senso alla vita - io continuo a lavorare, anche se con ritmi non stressanti, pure nei giorni di festa e quando sono in montagna - e non temere le circosta sfavorevoli, ma affrontarle sempre con determinazione e serenità.


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